Lo sapevi che il termine “cermet” deriva dall’unione delle parole “ceramico-metallico” ed ha origine agli inizi degli anni 30 in Europa?

Anche se le prime produzioni di cermet furono sviluppate in Europa molto tempo fa, è in Giappone che questo tipo di materiale ottenne il maggior successo.

Essendo necessaria una quantità di titanio maggiore rispetto al carburo di tungsteno, e dato che il Giappone disponeva di ottime risorse naturali di questa materia prima, ci fu un’impennata verso la ricerca e la produzione del cermet.

Inoltre, bisogna considerare che il Giappone voleva ridurre la dipendenza dall’importazione del cobalto (indispensabile per la produzione degli inserti in metallo duro) a vantaggio di un maggior utilizzo del titanio e del nichel, che per loro erano più reperibili facilmente nel mercato interno.

La fabbricazione del cermet avviene come per i metalli duri a base di carburo di tungsteno, con il metodo della metallurgia delle polveri.

Il cermet oggi è presente nella produzione degli inserti e offre notevoli vantaggi nel suo impiego, ma sono altresì richieste alcune indispensabili condizioni di lavoro, ossia:

  • Sovrametallo non eccessivo, con assenza di croste o difetti superficiali.
  • Utilizzo esclusivo nelle operazioni di finitura e semifinitura con asportazioni di massimo 2 mm radiali in tornitura e 3 come Ap in fresatura.
  • Avanzamenti contenuti allo scopo di ottenere una sezione del truciolo ridotta.
  • Impiego limitato ai materiali ferrosi del gruppo P.

I vantaggi ottenibili con l’utilizzo degli inserti in cermet sono i seguenti:

  • Possibilità di lavorazione a secco allo scopo di eliminare la lubrorefrigerazione e di ridurre gli shock termici.
  • Velocità di rotazione elevate, circa un 50% superiore al metallo duro tradizionale.
  • Maggior tenuta del filo tagliente e conseguente mantenimento delle tolleranze dei pezzi lavorati per tempi maggiori rispetto al metallo duro.
  • Un elevato grado di finitura delle superfici lavorate.
  • Minor tendenza alla formazione del tagliente di riporto, di conseguenza si riduce anche la presenza di difetti sulle superfici lavorate.

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